Personalmente ho apprezzato questo albo nella sua linearità, semplice ed a tratti ingenua, ma funzionale ad un'ora e passa d'intrattenimento senza pretese. Più che paragonarlo a

, lo paragonerei al più attuale
Simeoni, che con un soggetto di fascia-teen simile a questo avrebbe sbrodolato nel puerile finto-brillante para-disneyota, a differenza di mastro
Enna che sa confezionare comunque una sceneggiatura interessante ed avvincente come ritmo, mantenendosi sul foscamente "maturo" da esperto del mestiere.
Votato quindi
6 1/2 tendente al
7 - - perché di sicuro non è la sua storia migliore negli ultimi 3-4 anni (e dovrebbe scriverne di più), ma per me funziona eccome senza causare troppi storcimenti nasali

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S ☸︎ P ☸︎ O ☸︎ I ☸︎ L ☸︎ E ☸︎ RSull'esotismo dello sciamanesimo spinto non ho molto da ridire: è vero che a tratti sembra un'episodio di
Martin Mystère in gita antropologizzante o un nugolo di indicazioni pro-
Magico Vento dei tempi nostrani, ma mi sembra normale scendere in alcuni di questi dettagli un po' folkloristici per introdurre Dylan ad un ambiente distante migliaia di kms dal suo, non solo sul piano astrale, ma anche su quello della tradizione spiritica... quindi qualche discettazione sopra la media ci può stare senza problemi

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Anche perché questi discorsi vengono affrontati in modo naturale e (sin troppo?) spigliato da Nasha, che forse si poteva tratteggiare con un zinzino in più di pathos o esitazioni umanamente fragili dopo la morte violenta del fratello, invece per quasi tutto l'albo si muove con estremo dinamismo nonchalante da fac totum/sottuttoio che, oltre ad eclissare Dylan, la fa sembrare una wondergirl cazzuta simil-eroina per libri young-adult di periferia, molto determinata e sorridente, oltre che alla mano e pure mezza maghetta/sensitiva. In una storia dal taglio così teen come questa non lo vedo comunque un difetto (im)portante, senza dubbio meno ridicolo della crew di emuli Dogs delle Praterie che si travestono da Dylan per indagare le mysteriosità in riserva Navajo

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Acciarino come detto da altri si sta avviando sempre più verso uno stile
Napoleonico (tra Ambrosini e Camagni) e mi ha convinto parecchio in questo senso, tranne che nello scontro finale tra Dylan e la metà maligna del mutaforma dove sinceramente si poteva fare molto meglio... anche a livello di dinamica dello storyboard, perché risolvere tutto con una pistola traslata su un piano astrale-rituale mi sembra oltremodo riduttivo... come i colpi di codesta pistola che servono ad accoppare definitivamente il villain Yisca anche nel concreto aldiqua materiale per non si sa quale transfer risolutivo - o meglio, disbrigativo - della vicenda.
Ad ogni modo una lettura piacevole, senza chissà quali pregi, ma di sicuro di gran lunga superiore alle bojate degli ultimi 2 inediti grazie ad un onesto Enna che difficilmente sgarra; in questo senso l'OB mantiene la sua media sul brand della piena decenza da cui difficilmente si schioda, anche se maneggiarlo in questo formato così smilzo, me lo fa sembrare tutto tranne un OB... o Maxi che fu. Più che nostalgia per gli anni'80, si prova nostalgia per quei volumoni da spiaggia...
