Non ci siamo: storia abbastanza inutile, prevedibile (quando non imboccata), retorica verso lo strappalacrime, e con molti comprimari non azzeccati che la fanno girare a vuoto. Banalmente qualunquista e slegato da un nesso specifico anche il titolo stesso, che debitamente rappresenta la scarsezza d'inventiva complessiva degli autori. Diversi elementi fanno sembrare il numero scorso della
Baraldi a confronto un capolavoro, per spunti ed interesse... pur essendo tutto fuorché un albo di alto livello. Persino il recente #bis pseudo-slasher dello stesso
Eccher era decisamente meglio...
Voto 5 ½ , anche se con qualche aggiustamento non particolarmente invasivo poteva arrivare al 6, ma ho pochi rimpianti in materia...
S ꕥ P ꕥ O ꕥ I ꕥ L ꕥ E ꕥ R ꕥSiniscalchi a me piace molto da quando abbandonò lo stile (formato plagio) di Brindisi per atterrare verso il lato-à-la-Tacconi: di sicuro per me
è lui il punto di forza di questo albo col suo tratto grezzo caratteristico, linee dense e nervose, e quel tono pulp che contraddistingueva
Saguaro 
.
Unici (piccoli) appunti: abusa di volti di personaggi famosi tra i degenti (v. Anthony Hopkins e Mel Brooks ibridato con Giorgio Bracardi), disegna un palmo di mano che tutto è tranne femminile (p.34.iii), e si dimentica di ammorbidire le pieghe della felpa di Nigel (p.24.i) che sembra stirata col calcestruzzo sulla stampa frontale degli
Iron Maiden.
Ecco, a proposito di gruppi metal o hard rock... ma perché in
copertina i poster della stanza di Nigel sono mutati nel tarocco

: problemi di
© ? Ma allora tutte quelle sigle sulle felpe nell'arco dell'albo perché passano in cavalleria (schitarrante) se ci sono problematiche legate ai diritti d'autore, o una tantum si soprassiede sui capi d'abbigliamento come i
NIИ del mese scorso? Comunque sia la copertina è molto bella
ANCHE SE TERRIBILMENTE SPOILERANTE: in pratica rivela l'ultimo incubo chiave della vicenda (p.91) e fa intravedere i tentacoli della medusombra succhiavita che è il (famiglio)villain del mese.
[...] Senza contare che l'albo è già prevedibilissimo ed iperscontato di per sé sul concetto di succhiavitismo... e poi giustamente ci pensa subito il caro Eccher con gli
sciagurati GRASSETTI tra p.14 e 15 a farci intuire tipo Bignami chi sia la reale colpevole/malata dietro tutto.
E praticamente a p.15 sappiamo già come andrà a finire... bella storia...altroché (e anzichenò).
Mi sono piaciute soprattutto (o soltanto?) le sequenze che riguardano i vari incubi da infarto dei vari malati terminali, tra annegamenti oceanici, infezioni mutagene, sventramenti chirurgici, insetti saprofagi, etc. Anche perché altrimenti avrebbe avuto poco senso il continuo
RIDONDARE (interessato, ma lo scopriremo dopo) da parte di Alison sul concetto di
PAURA, quando a livello psicologico in certe cliniche i pazienti sono tutto fuorché indottrinati o spaventati dalla morte, che spesso è ritenuta alla stregua di un passaggio naturale se non una liberazione, senza rimestare nei propri incubi

.
Lo scontro finale almeno è decente, a differenza di quelli ultragoffi nella media recente, ma l'albo è fluido solo dalla metà in poi: l'inizio è veramente faticoso se non stufante, coi colloqui retorici di gruppo di Alison&co, Dylan che deve farsi ripetere il già noto per avviare le indagini, e altre farraginazioni...
Per il resto
Alison è davvero un personaggio scritto in modo dozzinale, a livello di caratterizzazione, nel modo scalcagnesco in cui spazia da barbosa psicologa del welfare politically-correct, a ricca ereditiera annojata, femme fatale discinta, stregonessa psicopatica (anche se non ci viene mostrato il modo con cui evocò la medusombra) fino a cinica organizzatrice di decessi per malati già spacciati...
Non ha alcun senso che permetta a Dylan di indagare in quel modo, come di portarselo (il potenziale nemico outsider)
inside alle proprie lenzuola... e non mi si venga a dire che le giustificazioni per cui non lo allontana prima sono a
p.76 perché quella è senza dubbio la pagina più ignobile di tutto l'albo, per come romanza fesserie in modo spudorato...
Se non vola da una finestra per la scarsaggine media, è sempre vero che un abisso lo separa da un albo buono, almeno per me
