Muah...
... storiella appena passabile, e quell' "appena" è tutto merito del ritorno di
Freghieri.
La Baraldi fa un passo carpiato indietro rispetto al suo ultimo albo (che mi era piaciuto parecchio), asciugandone la complessità verso una schematismo da favoletta per noartri quasi-pensionati in cerca di ricordi galatticoidi. Nel
#470 c'era un po' di tutto, fantacomplotti, action svalvolato, presenza medianiche, body horror à la Cronenberg, etc... qua fatico a vederci qualcosa, a parte un vorrei-ma-non-so-arrivare-a-quagliare...
Votato 6 per comodato d'uso.
S ❐ P ❐ O ❐ I ❐ L ❐ E ❐ R I disegni sono l'elemento migliore dell'albo, poco da dire... il ritorno di
Freghieri è cosa buona e gradita. Lo vedo in ottima forma nelle sua tavole più suggestive e deformanti, ma anche in quelle statiche/standard. Se proprio dovessi fargli un appunto, a gusto personale, uno come lui sinceramente può evitare quell'uso superfluo dei retini (che cozzano col suo tratto) e certi effetti sfumatogeni da slavatura digitale si potrebbero metter da parte verso un semplice tratteggio più ricercato, come sapeva fare in tempi non sospetti.
La storia in sé ha il solo merito di non appiopparci dialoghi artefatti e di non urtare troppo nel pretestuoso

.
Ma di fatto non succede nulla per circa 80 pagine, solo resoconti su resoconti di ricerche sul campo, il refrain insistito sul sorriso in foto del bimbominchia - che dovrebbe risultarci inquietante, ma alla lunga svapora nel piattume - qualche accidente (passato, v. disastro ferroviario da p.40), un'allucinazione random di Dylan (pp.53-57) e una trombata lenitiva dello stesso con l'ennesima tizia "sbagliata" del mese - stavolta affetta da una delle settordicimila sindromi para-autistiche che vengono sdoganate in giro per motivare semplici scompensi socio-psicologici.
Gran parte delle sequenze inoltre è ultra-sbrodolata ad uso riempitivo di pagine, a partire da quella iniziale del cinema al flambé, per arrivare proprio a quella a luci rosse con Dylan psicoterapeuta delle lenzuola - pardon, comincia la sessione curativa in soggiorno sulla sedia (p.64). Ma se Chloe continua a non sorrider(n)e, figuriamoci noi...
Di nessun interesse la parabola del fotografo cascante (anche questa dilungata in modo palese) come la figura del tizio pedinatore che si schianta con la Mini. Meritava invece qualche pagina in più la la "strana storia" di Gabriel Greenwood che viene rimarginata sul finale in modo alquanto approssimativo per la fretta, del tutto privo di appeal. La naturale conseguenza è una conclusione mediamente insulsa con Dylan versione pranoterapeuta che con la sola imposizioni delle mani -
Mago Oronzo, perdonalo

- riesce a convincere l'alieno che c'è poco da ridere su questa Terra, per cui in automatico gli oblitera così un biglietto di solo ritorno verso la sua galassia di provenienza
Vogliamo parlare dell'alieno in sé, come concept, starter e focus della storia?
Meglio sorvolare, vah... perché tutto il costrutto sulla ricerca di cognizione emotiva (rispetto agli umani) è una cosa talmente retorica e stra-abusata, che senza metter in campo il dogma sclaviano, si potrebbe anche dire che
l'ultima storia doppia del Sommo Vate da Tor Fregnecciara presentava una figura simile per contesto, a corto di empatia humaneggiante, che poi all'improvviso le si ritorce tutta contro, dolori inclusi...
Senza contare che inizialmente pensavo - a posteriori dovrei dire "speravo" - che la figura del ragazzotto sorridente corrispondesse non di certo ad un alieno abbandonato, ma bensì ad un archetipo simbolico e beffardo sulle sciagure casuali tipicamente umane, simile ad un altro noto sghignazzoso...
La sorte vuole che questo ci tocca dalla Baraldi... e se per non sorriderci su bisogna finire su un'altra galassia, speriamo che il costo del carburante spaziale non s'impenni pure lui grazie ai guerrafondai delle lobbies attualmente al potere su questo sasso acquoso...