Banale, lenta e retorica come una tesina da terza media e non oltre (
...il mediocre, voto che le ho affibbiato)
Da uno come
Marzano non mi aspetto molto di più, ma scomodare
Elephant Man per questo piattume anche no, eh...
La versione "for dummies" ipertelefonata di altre storie sui freaks che in questa testata già abbondavano in modo (NON)richiesto, ma qui trovano una forma di anti-sublimazione nella mediocrità più assoluta, vera piaga del non-genio ispiratore in autori di questo calibro, che più che scherzi della natura, dovrebbero essere etichettati come burle della fauna redazionale, che ha ancora il coraggio di proporre alle stampe storiucule di loro pugnetta tipo questa

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S P O I L E R Sui testi non c'è bisogno di spendere molte altre parole

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Non sbavano molto tra dialoghi e costrutti, ma di fatto lo schemino classico è talmente regolarmente classico che non prova a sviare nulla né renderlo più vivo. Zero twist, zero sorprese, zero avvicendamenti, zero inventiva; encefalo in pennichella col pilota automatizzato verso le ferie anticipate. In pratica il villain è già dichiarato dalla sua prima comparsa, e Dylan non fa altro che aspettare, tra una vittima e l'altra, di arrivare all'inevitabile scontro finale con lui.
Scontro che d'altro canto è la parte peggiore di tutto il lotto (pp.90-95) con Dylan che s'improvvisa
Chuck Norris nel farsi largo intonso di zuffa tra una cinquantina di sgherri e ospiti del villain di sopra alla famigerata festa-trappola, riuscendo persino a tornare (?!) in sala illeso per il secondo round a suon di pistolettate, che prima si era ben guardato dall'usare - deontologia da legittima difesa? Mattarella grazialo tu
Fiamme sul sipario e tanti saluti alla setta degli eugenetici, con tanto di chiosa iper-retorica nell'ultima pagina, per ricordarci che certi orrori sono (stati

) storicamente reali. In pratica l'unico brivido della storia riguarda le corse a perdifiato di carrozze o primi modelli automobilistici, mentre l'indizione wow (l'indistinguibile testa di leone nello studio del cattivonzo, che ci viene unfairly celata dal disegnatore in modo gabbante all'inizio di p.49) è davvero di un'ovvietà disarmante

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Passando appunto ai disegni, qui il discorso potrebbe essere più interessante ma alla fine il potenziale di
Tanzillo non viene sfruttato appieno, e la responsabilità non credo sia tutta nella stampa scadente SBE o nella qualità della carta che poco si addice al suo pittoricismo a tratti tronfio e più adatto alle tavole a colori che in b/n, spennellando di qua e là con qualcosa di concreto, invece che su una leziosa palette di grigiastri artificiosi... ma sempre meglio degli eccessi smaniosi di sfumature di un
Furnò od
Armitano, vade retro .
Il problema principale per me è che nel 70% delle vignette
NON SI VEDONO I CONTORNI di cose e personaggi in scena. L'eccesso di slavature e sfumati toglie al nero la capacità di delineare qualcosa, e non mi si venga a dire che questo effettaccio (malriuscito) è dovuto al contesto di luce frontale/nebbia/fumo in cui incappa l'ambientazione di tanto in tanto. Una serie di inutili candeggi - potrei fare dozzine di esempi, ma basti vedere p.11, 18, 46, 62, 71, etc) che sbiancano nel post-digitale inutilerrimo i tratteggi dell'autore stesso, vanificando nella leziosa evanescenza di maniera quelle che potevano esser belle vignette o perlomeno al loro interno definibili... e non così sbiadite da un logoramento polverosamente artefatto.
Il trionfo dell'insensata aggiunta di effetti sfumati in questo senso è p.77 dove in un'unica tavola ci sono 8 stili diversi in scala di definizione del tratto, ognuno che cozza con l'altro fino ad un'impepata di cozze indigeribilmente avariate
Peccato, perché il lavoro di Tanzillo è affascinante a modo suo, con quel tono da dagherrotipo e riproduzione di foto d'epoca per il medium fumetto... ma quel continuo suo candeggiamento digitalizzato del tratto proprio non lo sopporto. Ci sono comunque delle tavole molto belle di per sé. Male invece Dylan versione dandy-emo occhioni+labbrone, malino Annie che sembra una bamboletta shojo, malaccio Merrick, che per quanto soffra di proteismo, non può soffrire di certi patenti voltafaccia fisiognomici nel corso dell'albo (basti confrontare p.13 con 15 e 17 dove sembra vengano ritratti tre personaggi differenti

)
Non ho neanche capito poi perché da un certo punto in poi insista col vezzo delle impronte digitali sulle tavole (p.57 e 59 per esempio) ma se voleva metterci un suo marchio genetico poteva anche lasciare un elicoidale del DNA per l'approvazione del proprio pedigree di artista eugeneticamente certificato
