CVD: come volevasi dimostrare, l'illustrerrimo Sommo si consuma quelle due cartucce mediamente buone nel preambolo/primo tempo allungato ad arte (e cioè nelle 94 pagine del precedente albo) per affossarsi nella propria abulia creativa in una storiella abbastanza insulsa che dimostra tutta le sua povertà nelle restanti 94pp di questo secondo capitolo conclusivo.
Voto 5 e non meno... soltanto perché si legge in quella mezz'oretta liscia, senza soffrire dei dialoghi urticanti da ramanzina coniugale del #444, e senza dilapidare il proprio tempo in citazionismi a josa. Ma per il resto povertà assoluta, poche idee, contesto malposto, nessuna capacità di portare a compimento quel poco di potabile che si era intravisto il mese scorso, banalizzando il tutto con concetti e finalino da scolaretti che hanno letto massimo 3 DD e DDulibretti in vita loro

.
S ◈ P ◈ O ◈ I ◈ L ◈ E ◈ R◈ Copertina brutta forte, tanto goffa e rétro da sembrare una parodia tarocca. Le rivisitazioni texiane di
Morgan,
Dragonero e
Nathan al confronto vanno esposte al Louvre. Ma come sempre la responsabilità non è dei Cestaros, perché è la redazione che li vuole così...
Roi meno in spolvero che nel numero scorso, se non al risparmio: Xenon ed i suoi connubi tra Moebius, UT, e Giger non si vedono quasi mai, le inquadrature son sempre quelle, i primi piani statici stufano non aiutati dal format 16/9 che ingessa tutto, e l'erotismo declina verso il nudo didascalico. In generale sulla (sua) sufficienza, con qualche vetta negli incubi da "paura" dylaniata (pp.75-81).
[...]
Sulla storia in sé posso dire che si divide grossomodo in due spezzoni, e nessuno dei due sfrutta gli elementi provenienti dal #444 che potevano stuzzicare. Carente e scadente in linea di massima, con tendenza al peggioramento verso la banalità avvilente dalla metà in poi, fino alla pretestuosa serie di falle logiche su cui inciampa l'autore, affossando il tutto pur di concludere al volo un
cul de sac concettuale in cui si era infognato.
Nella prima parte si parte con uno spiegonzo sbrodolato oltre 20pp per arrivare al patto(finto) tra Dylan e Lucille. Nnamo bbene...
Involontariamente ridicolo Recchioni novello
Sgarbi che s'improvvisa edotto esteta sulla teoria dell'arte/bellezza che permette di "trasportarci" in mondi ulteriori, quando non possiamo crearli, con la forza propulsiva delle emozioni vampire da risucchiare. Patetico invece il suo solito tono moralizzatore sui classici meta-dilemmi delle deontologia artistica, ajutandoci (mandavero?) a comprendere con sopraffina sagacia (p.19) se le personalità di Caravaggio o Cellini vadano assolte per i reati che commisero in vita, o le loro opere vadano incriminate in quanto risultanti da tali atti ...
Sorvolo sul solito ritrito dilemma del Dylan costretto ad uccidere qualcuno per evitare un male peggiore, come non mi vorrei troppo pronunciare sull'
inutilità della spalla Mina in quest'albo, finta doppiogiochista senza arte né parte di puro contorno per allungare il conto a fine pasto, a digiuno di carattere e valenza.
Nantro pallino tipico-storico fino all'ossessività del Sommo, già rifilatoci anche nel crossover pataccaro con
Batman, è la consueta per lui meta-interrogazione introspettiva con le forze ufficiali dell'ordine (qui rappresentate da Bloch, pp.49-53) su cosa debba fare mediamente il cacciatore di mostri/criminali, e fino a che punto possa spingersi quando la giustizia dovrebbe prendere le decisioni chiave in sua vece

.
Poi comincia le deriva nauseabonda di cialtronate plurime, che evidenziano la presunzione di idiozia nel lettore medio da parte dell'autore, a partire da Lucille (p.58) che sostiene illogicamente come nessuno (ma allora Joe nel numero prima?) si era finora sacrificato per lei (da millenni adorata sulla terra, come e più di una divinità, Mater Artis?

) ... e che poi sosterrà di non conoscere fatalmente, da grandissima intenditrice d'arte neisecolideisecoli qual è (v. sproloquio pedantesco sulla statua del ragno nel #444), cosa sia l'empatia, quando lei stessa ammette letteralmente che si era attivata una forma di
simpatia tra lei e gli gli umani (p.14).
Cogli spunto, eh Rrobbbé, senza studiarti l'etimologia greca del termine
vatte a rivedè anche in inglese il significato di
sympathy e visto che stai datte pure
'na ripassata ai Rolling Stones per l'accezione in quel senso

.
Per cui si sguazza nell'idiozia illogica spudorata in tutto ciò che pertiene l'escamotage da baracconata con cui Dylan, crocifisso per la redenzione umana - quando gli
era stato già detto che dopo il suo eventuale sacrifico Lucille continuerebbe a mietere altre vittime terrestri, pp.26-27 - sconfiggerà la xenoniana a colpi di psico-traumi da effondere - già pietoso come espediente concettuale, da terza media con riserva in scrittura creativa per semplicismo aggravato - considerando anche come il suo nutrirsi di odio e
AMORE (p.16) non precluda assolutamente la conoscenza nel corso dei millenni degli afflati empatici tra le consuete emozione umane in cui si è imbattuta Lucille. Vergognoso

.
Del resto poco da dire, se non che la sofferenza fisica è dipinta/dipinge come violacea, la malinconia è blu, la paura è nera, ed il resto si attesta sul marrone andante. Una palette per scavarsi da soli una buca in cui trovare conforto nei vermi o del tratto basso intestinale. Per coprire il vuoto di idee si fa incetta di vecchie glorie con una stravista carrellata untantoarkilo che comprende Mana Cerace, il castello della Dama in Nero, qualche zombo all'alba, Lillie che si ibrida con Marina (gettandosi dalla scogliera), Bree che si ibrida con Mater Morbi durante una trombata, e lo smielevole
Johnny Freak a cui miracolosamente torna la parola da espressione compita (p.85)
Pampimpum e crolla tutta la baracca coi fantaflash fulminanti, nella faciloneria più dozzinale, e si pretende anche un colpo di coda ad effetto-controfinale laddove l'opera d'arte prende il sopravvento sulla sua autrice, e la dissolve/strazia nel nome di una forma troppo "superiore" d'ispirazione che richiede ancora tributi. La stessa mancata ispirazione made in RR che ha straziato buona parte dei lettori convinti di trovarsi di fronte ad una doppia storia quantomeno decente da parte di un autore il cui con-tributo è destinato a sparire a breve in qualche pianeta di riserva per fanboys

.