Letta anche la seconda storia, mentre portavo a spasso le suole delle mie ciabatte per casa (senza guinzaglio

Di certo non sono pelose a barboncino).
S
P
O
I
L
E
R L'Insostenibile Leggerezza dell'Anima
Se poco prima su questo CF Perniola provava la scia della Barbato con scarsi risultati, qua
Pellizzon intraprende un discorso molto
Ambrosiniano, per poi prendere la propria via...
ma con esiti nettamente più riusciti rispetto al primo episodio
Voto 7 ½: un po' pretenziosa, ma il coraggio è servito a qualcosa di valido.
Come il titolo impegnativo annuncia, c'è molta introspezione, atmosfere surreali, domande ataviche, ed una buona infornata di vagheggi filosofici sugli archetipi comuni all'umanità, persi nelle lande dell'inconscio collettivo - in questo c'è tanto
Napoleone a mio vedere, firmato dal Conte. Poi però, come detto, Pellizzon vira su altre direzioni e sfuma più sul non detto/indefinibile, quasi astratto. Non racconta tanto una hi-storia (come Ambrosini), quanto un disagio esistenzialmente crescente che coinvolge Dylan alla ricerca dell' "uomo senza volto" e del suo essere enigmaticamente sfuggente tra quei territori simbolici e bizzarri.
Quando la parte malinconica nel
ménage à deux con Amanda (nomen-omen?) però prende il sopravvento - alla fine tutto rientra in un'aritmia/batticuore che sconvolge il resto, a catena

- la storia perde per me un po' di appeal, ma questo non pregiudica troppo il resto.
Molto efficaci i disegni corposi e crepuscolari, perfetti per dipingere questi luoghi naif e disturbanti al tempo stesso. Buona la colorazione pastosa anche se un po' monocorde sulla stessa palette; la sequenza dei volti distorti da p.80 ad 85 è magistrale direi

.
Non so le vostre copie, ma sulla mia pp.78-79 sono stampate male con l'inchiostro che sbava e delle sfocature evidenti.