Parlando quindi di questo quarto capitolo, appena letto... a livello di ideali classifiche, il primo è inarrivabile, un pelo meglio questo del secondo episodio, mentre nel suo didascalismo statico perde diversi colpi rispetto al terzo, che invece raggiungeva vette enigmatiche di deliri ai limiti della psichedelia...
PESANTI
_________________________SPOILER Fino all'ultimo respiro
Testi 7 ½
Disegni 7+Certamente è una storia di caratura superiore alla media, molto valida, ben scritta ed emozionante... magari le
P&M fossero sempre a questi livelli, ma in tutta sincerità mi "manca" qualcosa, per arrivare ad un gradimento tra il pieno ed il pienissimo-strabordante

.
Dylan funziona, il ritmo c'è tutto ed incalza - almeno nella prima metà - l'atmosfera macabra abbonda... ma a differenza del secondo episodio, dove i fattacci truci/splatter abbondavano aggratise fino ad un certo manierismo stucchevole, questo quarto capitolo si concentra (troppo) sulla psicologia della protagonista, da risultare un albo mono-focale a tema: in questo caso sfociando verso
un'estesa riflessione sul senso delle maternità, in prolungato trip mentale anche nei suoi risvolti più oscuri, tra istinto naturale, angosce, aspirazioni, invidie, sensi di colpa/perdita, disturbi della personalità, ed altro

.
Scritta bene, per carità, questa tormentata riflessione, ma io personalmente in una storia cerco anche altro.
E non sempre qui gli avvenimenti in sé (e la loro evoluzione) accompagnano a dovere questo lungo discorso insistito sulla coscienza di Faith. Bella l'idea del
maternario come non-luogo metafisico, il cono temporale, la sincerità pregnante del dolore, ma poi
I tre inquietatati contro-numi tutelari di questa maternità afflitta (May, Cora e sua sorella Edith) parlano sin troppo per sentenze tutt'altro che enigmatiche, bensì didascaliche fino al pedante, spiegando per filo e per segno come si debba sentire Faith e cosa voglia dire "viversi e pensarsi madre" - con tono parecchio misandrico, tra l'altro, anche se Dylan non sarà così impotente alla fine. Agiscono poco queste tre e in pratica se ne stanno là soltanto a discettare, statuarie, mica come i supplizianti di
Hellraiser (@
JMZ o c'entrava pure Hellbound

): ergo brividi davvero pochi, almeno da p.46 in poi. Certo, il loro punto di vista è oscuramente bacato e tenebroso in origine/finalità, ma ciò non toglie che questo risultante breviario di aforismi coredemamma (malata) sulla gravidanza alla lunga stufi, come il refrain della filastrocca sullo strozza-rospi - di cui sinceramente non conosco la fonte folkloristica - alla fine non faccia presa e salga sulle balle, forse anche per colpa di una traduzione poco affine, per la metrica

.
A proposito di citazioni, buono il deathwatch scarrafone (che ispirò E.A. Poe, Keats, Twain, etc), come mi è piaciuta la corsa sotto la pioggia in auto, la scelta ultima (quasi)determinante di Faith suicida, come il senso d'impotenza finale davanti all'oscurità di quelle tre presenze demoniache (da lei invocate), contro cui persino la natura può poco. Forse si poteva giocare meglio sull'angoscia della sparizione di tutti quei neonati, che sembra quasi decorativa per gran parte dell'albo. Ecco, a questo proposito c'è il solito
megarefuso abbastanza marchianoSu disegni si vede chiaramente che la mano
Piccioni ha preso il sopravvento su Di Vincenzo, ed in questo le tavole ci guadagnano soltanto in pulizia: per il resto gli effetti sono al ribasso, poco elaborati, molto netti, poco magmatici nel tratteggio, l'incubo liquido dei precedenti episodi trasuda meno, come cala la tensione delirante ed arabesca di alcuni passaggi e luoghi (v.
maternario stile Stonehenge o poco più, tutt'altro che disturbante). Comunque il livello di qualità è elevato, e spesso le tavole sono scomposte in modo molto originale.
Siccome sono buono, un buon Natale a tutti i bimbi dentro/fuori di noi, che mammà ci aspetta per il cenone fino all'ultimo respiro (da ingozzamento)
