Reduce da
poco dal bis, questo albo soffre del difetto opposto : mentre
Chiaverotti ficcava corposamente troppa roba e tanti clamori in poche pagine fino alla bulimia squassata (

), qui
Manfredi (compianto non poco) costruisce una storia attorno al poverello quasi-nulla di un soggetto vacuo se non anoressicamente rachitico, arricchendo la carenza di trama/motivi con un profluvio di scambi vivaci ed azzeccati, buona atmosfera scazzata da urban-noir-universitario - v. il suo
Cani Sciolti - e qualche comprimario stuzzicante di contorno

.
Albo scritto parecchio bene per me: si vede la firma di qualità e la tecnica mestierante, perché altri scrittori mediocrerrimi con una base simile avrebbero (sotto)prodotto soltanto una ciofeca a livello di sceneggiatura... ma di fatto è una storia che alla fine non può sfuggire al suo senso ultimo di inconsistente compitino riempitivo.
Perciò non me la sento di andare di sponda oltre il
6 e 1/2 come voto, anche se tutto sommato è stata una lettura piacevole, quanto dimenticabile.
S ➑ P ➑ O ➑ I ➑ L ➑ E ➑ R La cosa
peggiore del lotto è indubbiamente il titolo che sarà senz'altro una citazione di qualcosa a me ignota (perché non voglio credere sia
ripreso da questo film): non è brutto in sé, è che proprio è attaccato con lo sputo al contesto/sviluppi dell'albo, se non tirato per i capelli di un bonzo pelato nelle ultimissime pagine
Copertina di routine e poco altro.
Gerasi in buona forma, ma non è il disegnatore adatto a questo tipo di storie molto "metropolitane" e con parecchia action. Negli incubi sfumati molto bene comunque.
La storia in sé parte bene con qualche suggestione interessante, il contesto del biliardo, gli incubi di Dylan sotto la calura - il nostro incubo quotidiano da quasi due mesi

- l'autopsia stile supercazzola, lo psycho-horrido doc Calvert con tanto di clinica primo 900', etc... ma mostra subito il fianco alla sua inconsistenza a livello di accadimenti concreti: per quanto gestiti bene, i ripetuti scambi/ragguagli di Dylan con Bloch e Carol di fatto rallentano ogni progressione della narrazione, e spesso sono ripetitivi per contenuti&sviluppi, come l'acqua che piove in un brodo già raffreddato. In pratica dopo l'inizio non succede nulla fino alla morte della massaggiatrice thai -
e siamo già a metà albo
Anche la gita a Glasgow comincia dopo un po' a diventare stucchevole con i continui rimbalzi tra l'albergo e localini dallo style sportivamente universitario fino al losco trendy, dove accade poco, se non i soliti ragguagli durante una caccia all'uomo. Si coglie difficilmente il lato "oscuro" del gioco del bigliardo, e sembra più di vedere una puntata standard di un poliziesco mmmerigano di seconda fascia. Tutto questo, lo ripeto, nonostante i dialoghi siano convincenti nel dinamismo - specie grazie a Carol - anche nell'ironia abbastanza sottile, con qualche buona folata in chiave erotica: qui si vede il buon lavoro di un professionista come Manfredi

Lo scontro finale - le piastre per capelli
tornano sempre utili, eh 
- ci risparmia uno spiegone che forse in questo caso poteva sciogliersi in qualche dettaglio "arcano/uncanny" in più, mentre alla fine sa di omertoso ed affrettato, come una risorsa sprecata, perché a mio vedere si poteva creare qualche premessa e sviluppo più corposo nei dettagli per inquadrare l'origine del tentacolone succhiacervelli tipo nematocisti da oloturia-vampira, il suo legame con le torture di Calvert, la stecca d'osso umano, etc. Alla fine il cattivone del mese, dal volto smaccato di Kevin Bacon, sembra più uno sbandato che fa cose con poco senso, tipo cercare uno psico-legame con Dylan per poi depistarlo/sfuggirgli, salvo ammettere che cercava un incontro diretto proprio col NostroBoy per trovare una cura al suo "male da diverso"

.
Ma a parte queste sfasature nei comportamenti di un caso (dis)umano sull'orlo della follia,
trovo molto più gravi due falle logiche colossali nel dispiegamento delle forze dell'ordine in quella che dovrebbe essere una caccia all'uomo con Dylan coinvolto.
Tanto per cominciare, mentre siamo ancora a Londra, Bloch (p.31) viene a sapere da Dylan che un tizio con tanto di felpa incappucciante, custodia stramba, e fare losco, aveva rimorchiato al Sanderson hotel il gigolo trovato poi senza cervello la notte dell'omicidio, pari pari a quanto riportato dalle telecamere di sorveglianza+spifferata di Carol,
E NON APRE NESSUNA INDAGINE LONDINESE su questo tizio IPERSOSPETTO

, lasciando/delegando tutto nell'orbita vaga della gita di Dylan in Scozia, tipo svago per mitomani, per pensare di acciuffarlo chissà come ad un torneo di biliardo, sempre se ci si presentava
Altre semi-idiozia a corredo, sempre con la pula di mezzo, stavolta in kilt a quadrettoni sbilenchi: l'ispettore Blair si trova davanti alla morte della massaggiatrice thai in piena Glasgow, risucchiata di cervello, come il caso del gigolo di cui gli aveva parlato Dylan, avvenuto a Londra, E NON LO CONTATTA DIRETTAMENTE SUBITO (p.67, la chiamata la fa Dylan infatti, per puro caso) sapendo che il NostroBoy fremeva per informazioni in merito e voleva stare sul pezzo per l'indagine
Scozzesi tirchi anche di dritte?
Mah, diciamo che per andare dritti in buca certe palle meglio non infilarle sotto il gonnellino. Si rischia la stecca, nella prestazione.
