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Rivisto ieri, per l'ennesima volta, Profondo Rosso del Darione nazionale. Mi ha sempre stupito come la gente si sorprenda di come Dario Argento, nella sua ultima fase cinematografica, abbia sfornato solo ciofeche. Personalmente, anche nel suo periodo migliore, cioé quello che va degli esordi fino al culmine di "Profondo rosso" e "suspiria" e poi prosegue fino almeno a "tenebre", ho sempre visto nella sua regia una ingenuità e una impreparazione tecnica e formale ai limiti dell'autodidatta e del naif. Ingenuità tecnica che però era, nei suoi primo film, largamente compensata da una fantasia, un estro, una impellenza e una capacità totalmente fuori dal normale di utilizzare TUTTI gli strumenti forniti dal mezzo audio-visivo (e dico "audio" non a caso) a sua disposizione, per creare una narrazione personale, un'atmosfera unica, per rapire lo spettatore e ipnotizzarlo. Questo grazie ad una disinvoltura narrativa eccezionale, irrispettosa di tutte le regole della narrazione cinematografica classica, e al contempo ad un occhio di riguardo (ai limiti del plagio) nei confronti dei maestri precedenti e contemporanei, principalmente Hitchcock ma anche moltissimo Bava e Fulci. Mi ha colpito come praticamente OGNI secondo del film presenti un elemento, una soluzione visiva, di messa in scena, di movimento di macchina, di sceneggiatura, di trama o musicale che sia, assolutamente rilevante e atta a cattura l'attenzione dello spettatore. Nemmeno un secondo del film é buttato via. Certo, ci sono scelte registiche e dialoghi che, per l'appunto, spesso lasciano perplessi, e pure la messa in scena é molto altalenante, passando da cose sontuose a cose da recita delle elementari. Ma, superate queste ingenuità, non c'é un attimo del film che non presenti a schermo qyalcosa di rilevante. E questo non per virtuososmo, tutt'altro! Ogni soluzione visiva, musicale o di scrittura é pensata per uno ed un unico scopo: creare un'atmosfera seducente, morbosa, ipnotica, che avvolga lo spettatore e lo trascini all'interno della storia fino ai capelli! E come se ci riesce! A distanza di anni e di infiniti film horror visti, e nonostante le ingenuità di cui sopra, Profondo Rosso é uno di quei film che mi lasciano sempre qualcosa dentro, una sendazione di malato, di viscido, di impalpabilmente inquietante. La prospettiva distorta e malata dell'assassino, l'indagine perfetta nella sua struttura (per quanto realisticamentr implausible, e quanto Dylan Dog ci ho visto dentro rivedendo il film!!!), la colonna sonora STRAORDINARIA dei Goblin (colonna portante del film tanto quanto lo fu Morricone con i film di Sergio Leone), i cambi di scena totalmente naif a MOSTRARCI il presente e il passato dell'assassino... Un film dal quale é impossibile staccarsi una volta iniziata la visione, un vero capolavoro seminale di un regista che, una volta esaurita la fantasia, la carica vitale, la voglia di inventare soluzioni e di usare tutti gli strumenti e gli stratagemmi che il cinema ha da offrire, e a modo suo, ha inevitabilmente intrapreso una discesa inesorabile e impietosa. Dario Argento non é mai stato un buon regista, ma un incredibile artista naif del cinema. Un vero prestigiatore della settima arte. Una volta esaurita la vena, costretto a fare lo shooter senza avere più nulla dell'estro che l'aveva reso grande, é venuto fuori un regista approssimativo ai limiti dell'imbarazzante, o forse ben oltre.
_________________ Oggettivo è ciò che richiede dimostrazioni. Soggettivo è ciò che richiede argomentazioni.
"Di ciò di cui non si può argomentare, si deve narrare" (semicit. di semicit.)
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