Il secondo numero apre il filone giallo-thriller a base di assassini seriali che percorreranno la gestione sclaviana con alcune fra le storie più celebri e amate. E dove iniziare, se non da quella che nell'immaginario collettivo è la figura archetipica del serial-killer?
Ho letto diversi tiepidi riscontri e non me ne spiego il motivo; anche se superata in complessità e audacia dalle storie in divenire, la vicenda raccontata in Jack lo squartatore rimane avvincente e ben sviluppata come la ricordavo. Brillante anche nelle sue parti minori, come la scappatella per amore (ma non troppo) di Margareth, allegra ottuagenaria che si fa beffe degli agenti deputati alla sua sorveglianza. Che dire poi dell'indizio rivelatore celato all'interno della vignetta? Gran bella trovata, chissà quanti lo avranno colto alla prima lettura.
Ugualmente gustoso il piano omicida, debitore della serie infernale di Agatha Christie oltre che di tanti thriller italiani anni 70 (penso a La corte notte delle bambole di vetro, L'etrusco uccide ancora o Gatti rossi in un labirinto di vetro). A rendere speciale la storia sono però le atmosfere che rasentano il gotico (la seduta spiritica, la magione calata in una notte buia e tempestosa), valorizzate dal disegno di Trigo il cui unico limite consiste nel rendere i volti femminili davvero troppo simili fra loro.
Se poi le caratterizzazioni dei personaggi sono in parte sacrificate è per mantenere il ritmo elevato (che meraviglia la sequenza con il tak tak tak dei passi che seguono la prima vittima, altro esempio di storytelling raffinatissimo) ma ho trovato notevole come nel caso di Elizabeth e Dunsany emergano personalità declinate nelle loro componenti emotive; a Sclavi bastava poco per infondere una scintilla di vita e profondità, qui sono sufficienti due righe che illustrano un pensiero in punto di morte o la riflessione di un anziano che ha avuto "la fortuna di essere ridicolo". Dopo l'incerta parentesi come ingessato ispettore british del primo numero, Bloch trova qui la dimensione a lui congeniale di amico un po' burbero, affranto dal lavoro (si impressiona alla vista del sangue e non ride dal '48) e soprattutto confidente di Dylan; la chiacchierata nel parco sarà la prima di molte, spesso consumate al pub o nell'ufficio di Scotland Yard.
Che dire poi dell'ottimo il finale in cui il vero Jack rivendica la propria identità, prendendosi il violento tributo di sangue nei confronti di colei che ne ha usurpato il nome? O forse è un'allucinazione indotta dall'incendio e dalla ferita... In realtà i dubbi sono pochi ma la risposta razionale collocata all'interno di una situazione impossibile rappresenta ugualmente un punto di forza che amplifica il fascino dell'intera sequenza. E allora lunga vita a Jack lo squartatore: una storia che era, è e sarà sempre! Voto 7,5.
Love Affair
Villain
La grouchata
La frase
TOP 3 MAGIC MOMENTS:
03 - La malinconia di Lord Dunsany
02 - La seduta spiritica
01 - Jack era.. è.. e sarà.. sempre!