Svelato l'albo celebrativo del quarantennale (fonte: pagina Facebook ufficiale "Dylan Dog - Sergio Bonelli Editore"):

Sulla trovata di nascondere la copertina, imbustando l'albo come se fosse un mazzo di figurine, il commento screenshottato qui sopra spiega benissimo la lungimirante e rispettosa strategia della Bonelli.
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Vorrei, invece, spendere due parole sulla scelta degli autori.
Parto dai precedenti celebrativi:
- n. 100: ai testi Sclavi, il creatore; ai disegni Stano, cioè il disegnatore più rappresentativo, nonché autore del n. 1, nonché copertinista;
- n. 121 (decennale): ai testi sempre Sclavi, su soggetto del curatore Marcheselli; ai disegni Brindisi, esponente principale della scuola salernitana, nonché pezzo da 90 della scuderia; probabilmente era allora il disegnatore più apprezzato, assieme a Stano;
- n. 200: ai testi Barbato, che in quel periodo, in assenza di Sclavi, aveva rivoluzionato il modo di scrivere Dylan ed entusiasmava la maggior parte dei lettori; ai disegni di nuovo Brindisi, ormai diventato il disegnatore di punta della testata;
- n. 241/242 (ventennale): sempre Barbato & Brindisi;
- n. 300: ai testi Ruju, una colonna, lo sceneggiatore più prolifico dopo Sclavi; ai disegni ancora Stano;
- n. 361: ai testi Recchioni, autore già allora molto famoso, nonché curatore incaricato di dare una svolta netta e radicale alla testata; ai disegni Cavenago, che per quanto su Dylan fosse un esordiente, di lì a poco sarebbe diventato copertinista; si trattava, inoltre, di un artista dal talento cristallino e dirompente, uno di livello persino troppo alto per la Bonelli, tant'è che dopo qualche anno l'avrebbe "tradita" per passare a lavorare con gli americani;
- n. 400: ai testi di nuovo Recchioni; ai disegni il redivivo Stano.
Passo al quarantennale.
Per i testi, non mi sorprende che la scelta sia caduta su Baraldi, trattandosi della curatrice. Finora, però, non mi sembra che abbia firmato alcun albo degno di essere ricordato come un classico, né si capisce se intenda limitarsi a dirigere il traffico o voglia provare a portare avanti qualche tipo di discorso. "L'altro lato dello specchio", storia debole e raffazzonata, ma presentata come una specie di manifesto programmatico della nuova gestione, aveva gettato dei semi mai germogliati nel prosieguo della nuova gestione. Vedremo se da fine settembre cambierà qualcosa.
Per i disegni, la scelta la trovo poco comprensibile. Furnò, benché dotato di un certo talento, non è una colonna portante della scuderia, non è il copertinista, non è fra i disegnatori più rappresentativi, né mi sembra il più riconoscibile fra quelli che hanno esordito su Dylan negli ultimi 10/15 anni. Forse la curatrice lo ha scelto perché ne apprezza l'overdose di mezzetinte, la ricchezza di dettagli e lo stile così realistico da poter rivaleggiare con i ricalchi fotografici. Magari ci sorprenderà proprio con il quarantennale, chissà...