Repubblica cancella Groucho

DylandDog_nogrouchoDylan Dog non naviga in buone acque, almeno dal punto di vista narrativo. Nonostante questo ha un buon numero di albi  che fanno parte della storia del fumetto, e potrei azzardare “non solo italiano”. Dylan Dog, come tante cose prodotte in questo paese, ha subito l’atteggiamento provinciale italiano: nessuno forse si è reso conto di cosa stava succedendo in quegli  anni ’80 che stavano volgendo al termine. Per questo motivo ci sono voluti venticinque anni per far arrivare Dylan Dog al cinema, e che prezzo poi: svendendo il personaggio, lasciandolo in balia di sceneggiatori e di un regista che nonostante le tante chiacchiere non è riuscito a capirne nulla. Insomma, nonostante Dylan sia un personaggio studiato con canoni di riconoscimento universali, siamo rimasti impegolati nel nostro provincialismo.
Ed è per questo che Tiziano Sclavi è secondo a Alan Moore, non per altro. Entrambi hanno ripercorso la stessa estetica revisionista del fumetto, hanno battuto vie incredibilmente parallele nel loro personale modo di riscrivere i canoni del fumetto popolare. L’unica vera differenza sta nel fatto che in Italia non se è accorto nessuno, altrove sì.
Dire ogni volta che Dylan Dog ha coniugato il fumetto popolare e il fumetto d’autore (come è stato ribadito recentemente anche su Fumettology), non basta più. Serve il rispetto. Il rispetto soprattutto verso un autore che ha donato i propri abissi esistenziali ad un personaggio dal nome buffo, a un fumetto che meriterebbe, a questo punto, di essere dismesso per non subire l’atroce lenta agonia narrativa che sta attraversando in questi ultimi anni con l’appiattimento, voluto certamente, dei livelli narrativi su cui Dylan Dog galleggiava con Sclavi e che autori come Paola Barbato e Roberto Recchioni avrebbero potuto sfruttare rivitalizzandolo. Questo impoverimento ha portato alla nascita dello stesso John Doe che ha seguito le tracce rielaborando la cultura popolare ed è riuscito ad esprimersi con il linguaggio iperrealistico ma in fondo comune, dove una puttana è una puttana, non è una meretrice.
Da questi vuoti  narrativi sono nati altri bonellidi, da Brendon di Chiaverotti, forse il miglior interprete dopo Sclavi di Dylan, e Walter Buio.
Tutto questo alla fine non sarebbe nulla se non fosse che ormai ci stiamo abituando cose peggiori. Se Repubblica decide di censurare Groucho dalla rivisitazione del “Quarto stato” per motivi di copyright, allora chiediamoci se era veramente necessaria questa nuova collana a colori (discorso finanziario a parte). Manca il rispetto di fondo per il personaggio, per l’autore e per i fan. Mi auguro che almeno ci sia Groucho e non Felix, quello con i baffi finti, e non ci sia addirittura uno zombie-assistente con scarso senso dell’umorismo come nell’orribile film di David Munroe.
Per questo motivo come ho boicottato il film, farò lo stesso con la collana che uscirà per Repubblica/L’Espresso. Nonostante le meravigliose copertine inedite di Bruno Brindisi.

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5 Comments

  1. Xab scrive:

    Che amarezza, davvero tanta, lascia in bocca quest’articolo crudo ma sacrosanto, un ottimo spaccato della realtà di un fumetto che viene svenduto nei modi peggiori (laddove una volta almeno lo si svendeva con un certo criterio, un certo rispetto…o forse son gli anni passati che danno quest’impressione).

    Sorgono alla mente tanti forse, tanti se

    Se Dylan Dog e Sclavi non fossero nati in Italia, avrebbero ricevuto lo stesso trattamento ? Ma anche, va detto, ricevuto lo stesso successo, la stessa qualità ?
    Perché l’italianità di fondo, quella positiva, anima del fumetto, della musica, del cinema d’autore (ma anche di quei tenerissimi splatter che tanto d’autore forse non erano, ma uno ci è affezionato lo stesso) sicuramente ha giocato un ruolo fondamentale nel rendere DyD quello che è, a dargli quella romantica e malinconica poesia, quell’identità splendidamente mediterranea trasposta sullo fondo anglosassone

    Forse il dramma è proprio che, oggi, quell’identità non c’è quasi più

  2. Informo i lettori di CR7 che Moreno Burattini (Curatore di Zagor, per chi non ne fosse a conoscenza) interpellato da me a proposito della presenza o meno di Groucho nella collezione storica a colori ADR dalla sua pagina FB:

    Moreno “Zagor” Burattini Per dylandogdiary.it : Groucho è regolarmente al suo posto
    http://www.facebook.com/#!/pages/Moreno-Zagor-Burattini/170283783059315?fref=pb

    Vi ho inoltre lasciato un commento sulla pagina FB di CR7.

  3. fedeb scrive:

    D’accordo su tutto. Ho comprato il primo numero perché curioso di vedere la resa a colori di alcuni tra i miei numeri preferiti, ma continuo a preferirli in bianco e nero; poi costava solo un euro. Se il film fosse stato su un personaggio inedito non sarebbe stato poi così male; solo che usando Dylan è venuta fuori una vera brodaglia in cui si cercava di farlo assomigliare all’indagatore dell’incubo con una camicia rossa.

  4. luca scrive:

    Era impossibile cancellare groucho dai dyd… era fuori da ogni logica… siamo seri suvvia !!! un conto è magari la sua foto sulle copertine o nei passaggi televisivi ( il personaggio è comunque protetto da copriright, piaccia o no ), altra storia è ritrovarselo “nascosto” all’ interno delle storie. Mi chiedo chi possa aver mai pensato, seppur per un momento che groucho, in questa versione a colori ( che nessun amande di vecchia data di dyd dovrebbe lasciarsi scappare ) potesse esser cancellato ? Vi rendete conto quali immani stravolgimenti alla trama, alle storie ed altro questa decisione avrebbe comportato ?

  5. hicks scrive:

    dalla collezione storica non sarà sparito veramente, ma dal numero 318 si!

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