Da Paperoga a Dylan – Intervista a Sergio Badino

Ma noooooo… sei dell’aprile ‘79 come me.
Benissimo, ora vado in depressione per tutta l’estate… Addio, mondo crudele!

No, dai, non fare così… in fondo siamo di un’ottima annata, abbiamo chiuso in bellezza i gloriosi ’70… e poi c’è il mese. Il dolce dormire, il pesce, la primavera…

…non farci caso, è che quando vedo uno sceneggiatore avere la mia stessa età o, peggio ancora, essere più giovane di me, ripenso per forza di cose a quella che sarebbe potuta essere la mia carriera artistica (in realtà svolgi il lavoro che ho sempre sognato fare e quindi il resto vien da sé). Essendo ormai troppo vecchio per poter rientrare nei ranghi – e i miei cassetti coi vari soggetti e sceneggiature sono ormai chiusi da talmente tanto tempo che non si aprono più – mi accontento di sostenere i giovani volenterosi e talentosi come te…

Ti ringrazio per la fiducia! In ogni caso c’è gente che ha iniziato anche più tardi, non per forza da giovanissimo. Secondo me si dovrebbe tener conto del fatto che, al di là dell’aura romantica e bohemien di cui è ammantato, questo è prima di tutto un vero mestiere e andrebbe considerato come tale, non come un hobby da tempo libero. Forse, da questo punto di vista, cominciare anagraficamente presto può far capire che si tratta di un lavoro faticoso, che può dare soddisfazioni, ma anche delusioni. L’unico modo, secondo me, per poterne affrontare e comprendere ogni aspetto e problematica (e per acquisire la professionalità necessaria ad affrontarli) è quello di buttarcisi a tempo pieno. Almeno provare a vedere se ce la si possa fare. Non parlerei nemmeno troppo di arte. Di sicuro c’entra la creatività, ma è una professione che richiede un metodo e una costanza che la rendono più simile all’artigianato.

Comunque dopo aver scoperto che Miller ha iniziato a scrivere la saga di Elektra a 22 anni sono pronto a tutto, anche a un Badino del ‘79 ).

Tra l’altro – per continuare sulla scia scherzosa di questo confronto impossibile – pure io ho iniziato a 22 anni, non con Elektra, ma con Paperoga!

A parte gli scherzi, e senza offesa ovviamente, ho letto diverse tue storie in passato sul Topo – e alcune mi piacquero non poco – e con molta attenzione ora la tua interessante intervista su Papersera, però ora vorremmo proportene una noialtri di CravenRoad7. Quindi parto in quarta. E scusa “l’introduzione non prevista”

Nessuna offesa, anzi, grazie per i complimenti!

Innanzitutto benvenuto su Cravenroad7.it, Sergio, e grazie per la disponibilità.

Grazie a voi, per me è un piacere.

Prima di addentrarci in un terreno più specifico, ci piacerebbe che fossi tu stesso a presentarti…

Ho 32 anni, faccio lo sceneggiatore da 10. Ho iniziato alla Disney, su Topolino, poi ho collaborato anche con altre testate della casa editrice e con il settore libri. Ho scritto sceneggiature di cartoni animati andati in onda su Rai e su Mediaset. Mi occupo, come condirettore artistico, della rivista Mono, della Tunuè, editore con cui ho pubblicato due libri, Professione Sceneggiatore (prefazione di Sergio Bonelli) e Conversazione con Carlo Chendi. Di recente ho anche scritto un racconto per un’antologia noir, Nero Liguria, per i tipi di Perrone Lab (Giulio Perrone Editore). Da tre anni tengo un corso di sceneggiatura all’Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova; ho insegnato anche al Dams di Imperia. Dal 2009 collaboro con la Bonelli, sono nello staff di Martin MystËre. Aggiornamenti in tempo (più o meno) reale su http://blog.komix.it/professionesceneggiatore/.

Sei stato lettore della prima ora di Dylan Dog?

Purtroppo no. Quand’è uscito il primo numero avevo sette anni e preferivo altre letture. Mi sono appassionato in seguito. Tuttora, per motivi anche professionali, provo a tenermi aggiornato cercando di leggere tutta la sterminata produzione dylaniata, passata e presente, ma non è facile: c’è una montagna di storie!

Tavola del prossimo Color Fest: Il banco dei pegni

Che cosa ti piace di più e che cosa meno del personaggio e del suo microcosmo?

L’approccio che devo avere nei confronti dei personaggi che affronto è di tipo professionale, mai emotivo. Un atteggiamento “da lettore”, da appassionato – portato quindi a riflettere su cosa piaccia e cosa no – penso sarebbe controproducente. Il personaggio è così da 25 anni e continua ad avere successo. Lo sceneggiatore dovrebbe tener conto delle caratteristiche del protagonista e della serie e, basandosi su esse, costruire una trama originale. Ogni autore mette qualcosa di proprio in ciascuna storia che scrive, è naturale, ma questo non vuol dire che possa – o voglia – modificare le caratteristiche dell’eroe e del mondo in cui si muove. Credo poi che nella maggior parte dei casi uno sceneggiatore – a meno che non sia chiamato da un editore o da un produttore a scrivere una determinata cosa – scelga i personaggi a cui dedicarsi in base a un’affinità di fondo, una simpatia, una qualche immedesimazione.

Com’è nata l’idea di cimentarti con l’Indagatore dell’Incubo? E sarà una tantum, oppure già altro bolle in pentola?

Dopo l’ingresso nello staff del BVZM cominciai a proporre, senza successo, qualche trama anche alla redazione di Dylan. Per un po’ mi fermai per concentrarmi sul Detective dell’Impossibile, ma intanto continuavo a prendere appunti per nuove storie “dell’incubo”. Allora Giovanni Gualdoni mi chiamò chiedendomi espressamente qualche soggetto per il Color Fest. Ne avevo pronti diversi, inviai il paio che mi convinceva di più e fu scelta la storia che leggerete ad agosto. Per adesso quindi si tratta di una tantum, ma è sempre meglio non chiudersi da soli nessuna porta alle spalle.

Quali sono stati i tuoi principali punti di riferimento, e quali le più grosse difficoltà?

Sapendo che la storia sarebbe uscita su un Color Fest, ho intanto ripassato tutti i numeri precedenti della testata. Come punto di riferimento poi cerco sempre di guardare il Dylan Dog di Sclavi. Le maggiori difficoltà penso di averle avute sui dialoghi. Cimentarsi con un personaggio nuovo, specie poi se iconico come l’Indagatore dell’Incubo, è sempre una bella sfida.

Personalmente ho reputato molto interessante la collaborazione con Giancarlo Alessandrini, uno dei genitori di Martin Mystère (peraltro è prossima la pubblicazione di una tua – più ampia – storia anche per questa testata). Che cosa puoi dirci in merito?

Conoscevo già Giancarlo per via della storia di Martin Mystère che citi: la sta

Tavola del prossimo Color Fest: Il banco dei pegni

disegnando lui. Ci eravamo sentiti per telefono un paio di volte, poi ci sentimmo nuovamente. Mi disse che aveva dovuto interrompere la storia del Detective dell’Impossibile – di cui era quasi alla fine – perchè gli avevano passato la mia sceneggiatura di Dylan Dog, più urgente. Quindi seppi di essere stato preso a battesimo da Alessandrini, dalla sua viva voce, sia per il BVZM, sia per l’Indagatore dell’Incubo! Giancarlo poi mi mandò via mail qualche tavola in anteprima di ciascuna delle due storie: rimasi a bocca aperta.

Dicci tutto quello che PUOI sulla storia che deve uscire sul Color Fest.

Dunque… come immaginerete non posso dire molto. Sul sito della Bonelli – lo saprete benissimo – è uscito il sommario del numero, con tutti gli autori presenti e le trame in breve. Lo spunto arriva dall’attualità, dalla società, come nello stile di molte storie di Dylan Dog. L’idea è venuta pensando a un’attività aperta da anni sotto al mio studio, nello stesso palazzo, nel centro storico di Genova, e al vedere il suo intensificarsi in questi tempi di crisi economica. Il titolo della storia, “Il banco dei pegni”, può aiutare a capire quale! Mi sono divertito molto a trovare le battute da far dire a Groucho e a inserire un paio di citazioni tra il cinematografico e il fumettistico. Lo so, non è granchè come anticipazione!

Grazie ancora, auguri e a presto!

Altrettanto, e grazie a voi per tutto!

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