Paola Barbato parla del film di Dyd

In un’intervista rilasciata a Lo spazio bianco, Paola Barbato parla del film di Dylan Dog il quale, nonostante le feroci critiche di noi fan (ma anche chi non conosce Dyd difficilmente dirà che è bello), sta incassando discretamente. L’opinione di molti cravenroadiani  combacia perfettamente con questa affermazione della Barbato:  <<Que­sto film non pre­senta nes­suno sforzo di “entrare” nell’atmosfera del fumetto. Met­terci un nome e due cose este­riori non basta. Fai dell’altro. Io so quanto i fan di Dylan pos­sano essere estremi, ma in que­sto caso le pre­messe erano pro­prio nega­tive negative. >>
Non c’è sforzo, così come non ci sono premesse per eventuali sequel “più attinenti” al fumetto. L’unica esca gettata per un eventuale seguito, che dipenderà dagli incassi, è il nome di una certa Cassandra. Se avessero perlomeno detto Morgana avremmo potuto ben sperare.
Inoltre la Barbato dice:
<<Non basta met­tere in mano a un tizio un cla­ri­netto e un galeone stri­min­zito per farne un uomo dall’immenso pano­rama inte­riore come Dylan. Dov’era lo strug­gi­mento, l’autoironia, la malin­co­nia, la tene­rezza? Dov’erano la curio­sità, l’amore per l’ignoto, i libri, il cinema? >>
Come non essere d’accordo? I contentini non ci bastano. Vogliamo il Dylan Dog vero, quello che si innamora come un adolescente, che è claustrofobico, idealista, non quello del film.
Il resto dell’interivista la potete leggere al seguente indirizzo:

http://www.lospaziobianco.it/27937-dylan-dog-film-sala-paola-barbato

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