Dylan Dog – Il film. Recensione n. 2

A parlare è un fan di Dylan Dog
La bruttezza di questo film è un concorso di colpe neanche troppo difficile da districare. È innanzitutto colpa dei veri detentori dei diritti d’autore che hanno ceduto il marchio di Dylan Dog senza curarsi che questo fosse poi rispettato. Secondo voi da dove nasce questo errore? Dalla provinciale e tutta italiana convinzione che vendere i diritti d’autore a dei produttori americani sia un traguardo. Provincialismo che non giustifica i silenzi di via Buonarroti e neanche ha giustificazione nella tradizione cinematografica del nostro paese che ha affrontato temi universali pur trattando di questioni  italiane e ha dato vita a capolavori assoluti del cinema mondiale.
Pensare quindi che Kevin Munroe potesse capire lo spirito di Dylan Dog, molto di più del tanto vituperato Michele Soavi, che con il suo Dellamorte Dellamore riuscì ad affondare le unghie nei travagli esistenziali di Tiziano Sclavi, era utopico se non amaramente ingenuo.
C’è quindi la colpa della produzione. Ritengo che le tante giustificazioni portate ai cambiamenti rispetto al fumetto, siano in realtà una bella presa in giro verso noi fan: sono una ridicola copertura per quello che in realtà la Moviemax intendeva fare con Dylan Dog – Dead of Night: creare un marchio a livello mondiale, facilmente riconoscibile e identificabile, a cui associare un vasto merchandising.
Se da una parte potrei anche giustificare l’assenza di Groucho (cosa che avviene anche in alcuni albi, ma non per questo gli viene negata l’esistenza), non posso che ridere di fronte alle giustificazioni del cambio di location. Americanizzare è un problema tutto americano, mentre Dylan Dog, nonostante l’ambientazione inglese, è un prodotto che nasce e muore nella Milano di Sclavi, e la Londra di Dyd non è che la sua rappresentazione gotica, oppressiva, nebbiosa. Niente come la terra di Jack lo Squartatore poteva rappresentare così bene le sue angosce.
Ciò che mi dà fastidio quindi è questa sottintesa presa in giro: guardate che il film si poteva fare soltanto così, altrimenti niente.
Quel niente era ciò che di meglio potevamo sperare noi fan italiani nell’attesa di ritrovare il nostro orgoglio di patria e affidare una seria e meno roboante produzione a registi e produttori cresciuti con il Dylan Dog vero, quello marchiato Bonelli e non Dark Horse, ad affidare la parte di Dylan a un attore che almeno da lontano potesse ricordare le fattezze di Rupert Everett, ormai fuori quota, che avesse l’ambientazione londinese (e questa non vedo perché non si possa fare, checché ne dica Kevin Munroe), una spalla che, se non può essere Groucho, che almeno lo ricordi in qualche modo (poi mi piacerebbe capire quanto di vero c’è in questa storia dei diritti d’immagine di Groucho Marx dato che ci sono attori che lo interpretano a teatro con meno difficoltà).
Come fan quindi, mi aspetto per il futuro un reboot serio, non un’altra  porcata americana.
Il film non è di/su Dylan Dog, quindi il giudizio di un fan non può essere che:
Voto: 0/10

Uno spettatore ignaro di chi sia Dylan Dog
Sono al cinema e non conosco Dylan Dog e il suo mondo. Mi trovo di fronte al classico ex-eroe con  un passato travagliato e rinnegato (e questo mi ricorda già una bella dozzina di film), che di mestiere fa l’investigatore privato, uno come tanti, che indaga su corna e roba simile. Si vede che non è soddisfatto ma sta bene così.

Arriva la rottura di questo incipit piuttosto banale. A scatenarla è il brutale assassinio del padre di Elizabeth. L’attrice vedendo il proprio padre brutalmente ucciso non fa una piega: atarassia o cattiva recitazione? Basta qualche scena per capire che quell’attrice ha solo un’espressione: quella di una ragazzina con il ciclo.
Il film va avanti un po’ a fatica. Si vedono vampiri e zombi. Il trucco è quanto di peggio si possa vedere al cinema in questo periodo. Roba che nella notte di Halloween ho visto gente truccata meglio.
Ma andiamo avanti. Marcus muore, cambia ruolo e diventa uno zombie. Da questo momento non fa altro che urlare come un isterico. Questo dovrebbe far ridere, a me invece crea soltanto un fastidioso senso di nausea e mi costringe più volte a turarmi le orecchie. Eppure mi avevano detto che la spalla era un certo Groucho ripreso da un attore che faceva tanto ridere. Questo Marcus non fa ridere e in fin dei conti non serve neanche ai fini della trama.
Ad un certo punto Dylan incontra uno zombie gigante: il boss di fine quadro. Si vede lontano un miglio che è di plastica. Dolcetto o scherzetto della produzione? Non lo so. Hanno risparmiato tanti soldi rinunciando al maggiolino bianco e alla partecipazione di un sosia di Groucho Marx, potevano almeno spendere un po’ di più per avere dei truccatori decenti. Verso la fine la tipa slavata tira fuori due lame (non ho capito bene da dove, non oso chiederlo), e comincia a combattere dei vampiri. Ecco, avevano ragione: è tornata Buffy e non lo sapevo.
La storia va avanti faticosamente, tra deus ex machina, gridolini isterici di Marcus e la bella di turno tanto inespressiva quanto scialba nel look. Un paio di belle trovate: il supermercato degli organi di ricambio ad esempio. Il film finisce con il boss finale: un enorme, rosso e cornuto mostro che mi ricorda i Gormiti.
Pensare a un crossover tra Dylan Dog, Buffy e i Gormiti è qualcosa che probabilmente noi normali esseri umani non possiamo capire. Forse lo capiranno i posteri e a Kevin Munroe verrà tributato un posto nell’Olimpo di Hollywood. Per adesso, a causa di una regia mediocre, degli effetti speciali ridicoli (soprattutto quelli digitali usati durante il combattimento finale, roba da Commodore 64), della recitazione di Elizabeth completamente scialba, della recitazione di Dylan Dog altalenante (credo che questo attore possa dar qualcosa di più, ma dipende dai registi), delle scenografie da recita scolastica (dov’è la tanto declamata New Orleans europea?), fanno di questo film una pellicola pessima e niente affatto godibile proprio per le continue ingenuità che riportano troppe volte lo spettatore fuori dalla pellicola, sulla fredda e scomoda poltrona del cinema.
Voto: 4/10

Queste sono le nostre opinabili opinioni. Recensioni serie potrete trovarle nella nostra pagina Wikidyd dedicata al film: c’è una nutrita sezione “recensioni” costantemente aggiornata.

Dylan Dog - Il film

TAGS:

6 commenti

  1. Davide scrive:

    Sarò breve e conciso, sapere che c’è un film su Dylan Dog e nello stesso tempo essere chiaramente convinto che andarlo a vedere sarebbe una botta al cuore mi lascia molto triste….La mia curiosità adesso è sapere quanto sia stata remunerativa questa cosa,sia nel campo economico e sia nel campo pubblicitario.Posso ancora capire il lato economico, ma se una persona che non conosce Dylan Dog esce dal cinema contento del film visto(brrrr)e il giorno dopo compra il fumetto,che cosa penserà? Il film era bello ed il fumetto fa pena o viceversa?

  2. Maybe scrive:

    Dire che mi hai tolto le parole di bocca è quasi una banalità. Ho visto questo film con un gruppo di amiche che sanno che sono una grande appassionata del fumetto e a fine spettacolo mi hanno chiesto come faceva a piacermi Dylan Dog. Ebbene, da questo possiamo dedurre che chiunque non sia a conscenza del fumetto avrá un’idea di Dylan del tutto sbagliata e gli americani, come loro solito ci prenderanno per i fondelli perchè andiamo matti per un fumetto che da come viene disegnato dal film, fa cagare.
    P.S: quando hanno detto il nome del custode del cuore di belayal (o come cavolo si scrive) ovvero Sclavi, a momenti mi cacciavano fuori dal cinema perchè mi sono messa a ridere a crepapelle (pernon piangere…) -.-

  3. GIORGIO77 scrive:

    Ciao ragazzi, volevo solo dire una cosa semplice e credo banale ma è l’unica cosa che sono riuscito a pensare al termine del film. Io leggo Dylan Dog dal 1994 è questo film può rappresentare tutto quello che si vuole ma di certo non l’inquilino di Craven Road. Faccio un piccolo esempio; io non ricordo una singola storia dove Dylan armato di mitragliatori, cannoni e quant’altro fa fuori dozzini di vampiri, quasi con “sadismo”. Quello non è Dylan Dog, non hanno capito un accidente del personaggio. Dylan è insicuro, pieno di paure (soffre di claustrofobia, ve lo immaginate chiuso in una cripta?) e non una specie di terminator dei mostri. Io credo che fosse meglio non fare il film se dovevano fare una cosa del genere.

  4. Daniela scrive:

    Buongiorno a tutti! ho trovato questo sito proprio oggi, per caso, ed ho letto i commenti al film. Sono pienamente in accordo con quanto è stato scritto. Leggo Dylan Dog dal 1989, e lo adoro. Ho visto il film ed ho riso. Riso per l’americanata che si è rivelato.
    il titolo DYLAN DOG – IL FILM si può tramutare in: “DYLAN DOG – UN FILM”
    stop.
    niente a che fare con lui, in assoluto!!!!!! per carità!!!
    quasi a scusarmi per averlo visto, appena tornata a casa mi sono riletta due fumetti per riprendermi.!!!
    Saluti.

  5. Elisa scrive:

    Leggo Dylan Dog dall’età di 6 anni ( ora ne ho 31). Così quando è uscito il film anche mio marito mi ha detto “non puoi non andare a vederlo!”. Nonostante i 10 minuti di anteprima su sky mi avessero già preparata ad una grande delusione ho deciso comunque di andare al cinema.
    Ho passato tutto il tempo a scrollare la testa in un costante segno di dissenso, a sbottare e a sbadigliare.
    Niente, tranne l’abbigliamento e un paio di “giuda ballerino” poteva ricordare Dylan e tutto quello che è Dylan Dog.
    Potevano proprio evitare di farlo ed io potevo proprio evitare di andarlo a vedere.
    Non mi sono mai chiesta chi e cosa ci fosse dietro al fumetto. Lo leggo da talmente così tanto tempo che è come quasi se Dylan esistesse davvero…ogni mese ci sentiamo e mi racconta cosa ha combinato… Questo film è stato davvero inutile.. Non aiutera ad amare Dylan Dog per quelli che non lo conoscono, non segnerà la storia del cinema, ma ha sicuramente deluso ed amareggiato i suoi “fan”..
    Per quanto mi riguarda rileggerò qualche vecchio numero in attesa della nuova uscita per ricordarmi chi è davvero Dylan.

  6. shane scrive:

    Dire qualcosa su questo film è davvero difficile.Uscendo dalla sala hai quella netta sensazione che qualche noioso buontempone ti abbia rifilato un bidone di quelli imperiali.Non so se qualcuno che non conosce il fumetto vedendo questo film potrà mai farlo:tutto davvero tutto è stato travisato e snaturato.Ma era cosi difficile fare qualcosa di meglio?Certo la Bonelli è recidiva anni fa ci rifilò quella mega bidonata su Tex willer…

Leave a Comment


*


9 − = quattro