Cravenroad7

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Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 18 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1, 2

Qual è il post del 2010?
Sondaggio concluso il ven mar 18, 2011 11:56 pm
Aprile: Faz 9%  9%  [ 1 ]
Maggio: Block -a dieta dal 56- 0%  0%  [ 0 ]
Giugno: Cyber Dylan 18%  18%  [ 2 ]
Luglio: Ezekiel 25:17 0%  0%  [ 0 ]
Agosto: tommaso 9%  9%  [ 1 ]
Settembre: rimatt 27%  27%  [ 3 ]
Ottobre: Kramer 76 18%  18%  [ 2 ]
Novembre: Fedylaniata 9%  9%  [ 1 ]
Dicembre: Bo.82 9%  9%  [ 1 ]
Voti totali : 11
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Post dell'anno 2010
MessaggioInviato: ven mar 11, 2011 5:26 pm 
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Iscritto il: ven nov 28, 2008 6:30 pm
Messaggi: 8883
Località: Chieti
Boh, a me è sballato!

Se clicco sul post di gennaio, mi si apre quello di agosto.
Dicembre è giusto.
Novembre mi riapre agosto.
Ottobre mi apre luglio.
Settembre è giusto.
Agosto è giusto.
Luglio è giusto.
E se clicco per passare a pagina 2, mi si riapre il post di dicembre.

_________________
"Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire."


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 Oggetto del messaggio: Re: Post dell'anno 2010
MessaggioInviato: ven mar 11, 2011 6:03 pm 
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Iscritto il: mer feb 03, 2010 7:13 pm
Messaggi: 1506
Ok, ora il link mi si apre correttamente!

Votato il Kramer su Nebbia!:)


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 Oggetto del messaggio: Re: Post dell'anno 2010
MessaggioInviato: ven mar 11, 2011 6:37 pm 
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Iscritto il: sab ott 02, 2004 7:32 pm
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Località: Napoli
Non so, a me continua tutto ad andare bene, per cui in attesa che si risolva il problema, taglio la testa al toro postando tutto qui:

Aprile: Faz - Il persecutore
Spoiler!
Decisamente una BUONA storia!

Finalmente Di Gregorio ha messo in campo le qualità “potenziali” che mi pareva di avere intravisto nei suoi lavori precedenti.
Un albo piacevolemente old style (sarà per i disegni di Casertano, ma a me ha pure rimembrato qualcosa di “Dopo mezzanotte”), sclaviano nell’impostazione, con un Dylan vivo ed espressivo, ironico e disperato (anche e soprattutto negli scambi con Groucho), incazzato e malinconico… Groucho stesso finalmente tornato in parte, sia per le battute una volta tanto veramente divertenti, sia per il ruolo non solo da spalla comica, ma da amico vero (particolarmente toccante la scena in cui Groucho va in camera per andare a dormire e intanto, preoccupato, pensa a come aiutare Dylan, mentre fino a un secondo prima si era mostrato a lui schizzato ed allegro come sempre).
La vicenda è sviluppata bene, incuriosisce e l’incubo in cui precipita progressivamente Dylan è ben calibrato, senza forzature di sorta, credibile.
Personalmente ho dovuto forzatamente interrompere la lettura più volte per vari motivi e non vedevo l’ora di poterlo finire…e questa è una cosa che mi capita sempre più raramente con Dyd (anzi, il più delle volte l’albo rimane per qualche giorno intonso sulla scrivania…).

Qualcuno ha scritto che nella storia tenta di fare capolino spesso la tipica retorica DiGregoriana ed è assolutamente vero, tuttavia non mi pare onestamente che la cosa sia a un livello fastidioso….e poi, e qui mi gioco tutto, francamente se si parla di retorica esplicita ed anche piuttosto manichea, invito qualche utente a rileggersi alcuni vecchi albi di Sclavi…ragazzi, in quanto a retorica non lo batteva nessuno… solo che lui era geniale e la “diluiva” in storie perfette e bellissime… Di Gregorio è più “grezzo” nel proporre la sua personale retorica, ma tutto sommato meno manicheo IMHO…

L’unica cosa che non mi è piaciuta più di tanto è stato il finale: ci sta, per carità… ma l’ho trovato un po’ troppo veloce rispetto al resto dell’albo.. Non so spiegarlo tecnicamente, ma mi ha lasciato quest’impressione…

Comunque un bel numero, ho votato BUONO.

Maggio: Block -a dieta dal 56- - Nel segno del dolore
Spoiler!
Sperando che prima o poi raggiunga il suo peso forma, pubblichiamo finalmente il suo post:

Dopo la lettura continuo a pensare che Enna sia uno dei migliori sceneggiatori tra gli ultimi arrivati.

Il soggetto, ha ragione Cyber, è alla fine visto e rivisto. Però come viene sviluppato è davvero ottimo. Non dico che non abbia difetti (i personaggi introdotti e poi spariti effettivamente stonano) però a me è piaciuto particolarmente la figura di Pandora, la sua ambiguità, il rapporto con Dylan, la soluzione della vicenda.
Quello che per Cyber è un difetto per me è un punto di forza. Dylan si trova ad essere innamorato di una persona che effettivamente causa sofferenza. Come non capire il soldato sfigurato (e non ‘nnammurato)? Si passa dalle chiacchere ai dati di fatto. Pandora E’ colpevole di quello che la accusano. E allora? niente! Non ci sono predicozzi e non c’è catarsi finale. L’unica cosa che Dylan riesce a dire è addossare la colpa della morte della moglie del dottore all’inettitudine del dottore stesso. La frase del dottore prima di morire giustifica quella scena che sembra avulsa dal contesto. Si capisce anche che potrebbe essere lui l’assassino della mamma di Pandora.
Anche la scena del tentato linciaggio secondo me è significativa. Dylan non si mette a rimproverare la folla dicendo che sono tutte superstizioni e blablabla, semplicemente sbatte loro la parta in faccia!!!!!! Certo, non ha tempo, deve salvare Pandora ma forse da ad intendere che anche lui riconosce i poteri di Pandora.
Insomma probabilmente non mi sono spiegato. L’ambiguità è il punto di forza di quest’albo.
Mari eccezionale anche se a volte mi piace un po’ poco la fisionomia di dylan.


voto:8 1/2

Giugno: Cyber Dylan - Il ladro di cervelli
Spoiler!
Storia da 6. Più per le buone intenzioni che per l’effettivo risultato finale.

Il potere di assorbire le fantasie delle persone, ammettiamolo, è una banalità di nessun interesse.

Il VERO elemento soprannaturale in questa storia è la pazzesca sequenza di coincidenze che invischia Dylan nella faccenda.

Mi vengono in mente due esempi sublimi con soggetto simile.

Il primo è il dittico di Martin Mystère Il teschio del destino + All’ombra di Teotihuacan, un capolavoro (tra l’altro disegnato meravigliosamente da Claudio Villa) in cui il vero soprannaturale non era il potere del teschio, bensì l’assurda e demenziale sfilza di coincidenze che portava Martin a rimanere impelagato nel caso.
La storia di Castelli ironizzava palesemente su certi buffi topoi del fumetto avventuroso, e il discorso assumeva maggiore risalto con il finale beffardo…

Il piano del teschio veniva sì sventato, ma non per l’intervento di Martin.
Era destinato a fallire fin dall’inizio, dato che la persona plagiata dal teschio aveva capito male le istruzioni!

Il secondo esempio è Dopo mezzanotte di Sclavi.
Anche qui abbiamo una serie incredibile di coincidenze, con tre/quattro persone che nell’arco di poche ore si incontrano ripetutamente ‘per caso’, Dylan che ‘per caso’ entra in possesso del cappotto del serial-killer, e così via…

Sclavi non usa lo stile classico e sottilmente ironico di Castelli. Va costantemente sopra le righe riducendo il mondo a una sorta di teatro dell’assurdo. E la cosa funziona ugualmente.


La storia di Marzano, invece, non rivela consapevolezza ironica, né presa in giro sfrenata.
Forse le intenzioni dell’autore erano simile a quelle di Castelli e Sclavi, ma la storia sembra scritta col freno a mano tirato. Non c’è palese consapevolezza degli stereotipi, nè vero umorismo. Per di più Marzano spreca pagine ciurlando nel manico, come si dice dalle mie parti (vedi l’inutilissima fidanzata e gli insopportabili dialoghi d’amore che vorrebbero essere strappalacrime).
Del resto qui TUTTO è col freno a mano tirato. Ogni volta che si sta per ammazzare sanguinosamente qualcuno… ecco un bel fuori campo con la scritta “AAAARGH!”.
Ma si aaaarghassero i supervisori!

Cossu, poi, non è un disegnatore adatto per questo genere di storie. E’ troppo statico; un disegno più dinamico che evidenziasse l’implicita frenesia del soggetto avrebbe giovato.

Luglio: Ezekiel 25:17 - Programma di rieducazione
Spoiler!
Continuo ad apprezzare le ottime sceneggiature di De Nardo. Ok, forse continua ad essere sempre un po’ poco dylaniano (è una critica che sento muovere spesso a questo autore e che condivido per i suoi primi lavori, ma sempre meno ultimamente), ma regala storie IMO apprezzabilissime.
La storia non è il massimo per originalità, ma ci sono dialoghi per lo più brillanti (anche un semplice scambio di battute fra Dylan e Bloch, all’inizio nella stanza degli interrogatori, l’ho trovato naturale e piacevole), un ritmo incalzante, e un ottimo alternarsi di scene, da quelle umoristiche (davvero belle trovate le suore e il pittore) a quelle più thriller, che danno colore alla vicenda. E pure la caratterizzazione dei personaggi non lascia a desiderare.
Qualche ingenuità (azzeccata il fatto di far narrare a Dylan in prima persona la storia, senza doversi sorbire balloons di cosa pensa sul momento, ma a volte risulta inutile), ma vengono nascoste dagli aspetti positivi dell’albo.
Dell’Agnol indubbiamente contribuisce alla qualità del prodotto, nonostante le perplessità: anch’io qualche vignetta non l’ho capita graficamente, ma certe sequenze sono geniale.
Più che soddisfatto!



Per molto tempo il modo educato e puntuale (diciamo professionale?) di De Nardo non mi bastava: nelle sue storie non riuscivo a trovare quella verve energetica (tipica di Dylan Dog per molto tempo) da catturarmi e farmi rimanere impressa la storia.
Ora, vuoi per la qualità sensibilmente calata di DD, il suo modo di scrivere mi piace. Certo, non ha quel pathos da scombussolarti lo stomaco come una storia della Barbato, o quel modo diretto di aggredire le corde emozionali del lettore con qualsiasi mezzo come Chiaverotti, e nemmeno la poetica di Sclavi, ma si fa apprezzare per altre cose. E questa storia ne è un esempio IMO: ritmo, personaggi (non solo Dylan e comprimari, che già non è poco, ma anche “la ragazza del mese”), ironia, e quel tocco di surreale a tinte horror che in genere nelle storie di De Nardo si vede poco, ma ultimamente sempre di più (L’incendiario) e che mi fa gradire ancora di più le sue storie.
Ovviamente non stiamo parlando di storie capolavoro o che inserirei fra le 50 più belle della serie, ma comunque storie dignitosissime e ben scritte, in cui viene rispettato il personaggio e il suo universo, e la cui qualità dovrebbe essere l’abitudine su una testata come Dylan Dog (scusate, ma da un fumetto come DD ho sempre preteso tanto).

Agosto: tommaso - Color fest 5
Spoiler!
Per me il peggior color fest finora pubblicato.
Si comincia bene con il solito editoriale sborone: “…una sfida troppo grande persino per noi”, pfffffff .
Preferivo le poesie sulla Morte e gli orrendi disegnini dei lettori allo strazio che sono diventate le rubriche dylaniane. Anche perché ai tempi che pubblicavano CAPOLAVORI come “Memorie dall’invisibile”, “I vampiri” e “I segreti di Ramblyn” ( ) non ricordo una sola parola di autoincensamento come usano regolarmente oggi. Forse devono auto-convincere soprattutto se stessi.

IL GRIDO MUTO
La storia migliore la firma Mignacco, ed è tutto dire.
Difficile separare i meriti della sceneggiatura, semplice, ma gradevole e sentita, da quelli dei disegni splendidamente autunnali di Frisenda (il “suggerimento” su una possibile lettura della vicenda che si può notare nella quart’ultima vignetta, sarà un’idea dello sceneggiatore o una trovata del disegnatore?). Una piccola storia uggiosa, che per una trentina di pagine crea un mondo di affascinante tristezza e squallore. Molto carino anche il personaggio femminile.

LACRIMA DI STELLA
Bruttino anzichenò il secondo racconto. Quando in una storiella di 32 pagine quasi metà delle stesse sono usate per un iperspiegone e la presentazione di anonimi personaggi che poi verranno velocemente scannati nelle concitate pagine restanti, qualcosa non funziona. Il mondo fantasy messo in piedi dagli autori mi sembra francamente piuttosto scarso a livello di fantasia. Sembra di essere in un film di serie B, in cui bisogna risparmiare sulle scenografie e i costumi. Inizio suggestivo e finale gratuito. Ottimo il Caluri “stellare”, spento quello “fantasy”.

CATTIVA SORTE
Deludente esordio di Cajelli, l’autore da cui mi attendevo di più. Lo considero infatti uno degli migliori sceneggiatori bonelliani in circolazione, ma nonostante un inizio carino, mi ha fatto sbadigliare con una storia loffia e all’acqua di rose (e questo mi ha stupito sul serio da parte sua). Zero atmosfere dylaniane, personaggi inerti, dialoghi fiacchissimi. Mi ha ricordato il De Nardo più fuori registro, quello di storie come “Uno strano cliente” e “Il grimorio maledetto”… e vuole essere una critica. Pesantissima. Notevole l’iperrealismo dei disegni di Bigliardo, ma onestamente non ho capito il senso di questa curiosa scelta stilistica.

L’UOMO CHE NON C’È
Carina. In realtà Gualdoni, da bravo curatore, fa di tutto per evitare che Nizzoli possa disegnare le cose che gli vengono meglio (scenari fantastici e donnine svestite) e lo ingabbia in una storiella dal basso profilo, tutta dialoghi e primi piani, dove l’unico soprassalto di fantasia (si fa per dire) è una rapida scenetta nel solito cimitero con i soliti zombie sbucanti. Ma la trovata di base è gradevolmente dylaniana, e la spiegazione di tutto abbastanza ingegnosa.

Settembre: rimatt - Il santuario
Spoiler!
Uno Speciale bislacco.


Dalla lettura emergono almeno due evidenti difetti: la caratterizzazione sballata di Dylan (il che è molto barbatiano) e una sceneggiatura che a un certo momento perde compattezza e si sfilaccia, diventando sgangherata (il che non è per nulla barbatiano).

A mio modo di vedere, il difetto più grave è il secondo: perché è vero che il Dylan delle prime pagine non è Dylan, ma è anche vero che l’inizio della storia è divertente e brillante; in più, quest’inizio “sballato” ci permette di leggere una chiusura di Speciale (intesa come l’ultima pagina) strepitosa. Insomma, l’ennesimo tradimento barbatiano non mi ha infastidito troppo; poi, però, la storia prosegue e inizia a perdere pezzi. La parte conclusiva è fuori registro e, soprattutto, piatta: non si capisce se si dovrebbe ridere o piangere, il ruolo dei personaggi è poco chiaro (passi per gli “animalisti estremi”, caratterizzati con nessuna ironia perché loro, per primi, ne sono sprovvisti, ma tutti gli altri?) ma, alla resa dei conti, tutto va come deve andare. Insomma: una Barbato poco convincente anche dal punto di vista tecnico, il che è una novità. Grandiosa la tavola finale.

Freghieri è ottimo, in complesso; eppure, neanche stavolta rinuncia a vignette tirate via e inchiostrate in cinque minuti. Comunque, questa rimane la sua prova migliore degli ultimi anni.

Vace propone nella sua rece il paragone con La lunga notte, altra storia clamorosamente sballata: paragone che si può fare ma che personalmente non mi convince. Quella storia, pur essendo straordinariamente poco dylaniana per ambientazione e personaggi, è pur sempre scritta bene e divertente nella sua eccezionalità (per me lo è stata, perlomeno); lo Speciale, ahimè, non può nemmeno contare sulla solidità strutturale e sulla valida sceneggiatura di quel Gigante.

Ottobre: Kramer 76 - Nebbia
Spoiler!
Lo ritengo un classico della produzione barbatiana, senza dubbio inferiore ad alcuni altri “capolavori” (mi vengono in mente Il prezzo della morte, Lo specchio dell’anima, Sciarada) ma splendente di luce propria, il che è un paradosso considerato che la protagonista beffarda dell’albo è una catartica nebbia mangia-uomini magistralmente dipinta da Brindisi. Più che il “delitto” comunque degno di nota (gli abusi sui bambini fanno sempre effetto e la terribile delicatezza dell’autrice fa il resto) a rendere memorabile Nebbia è il “castigo”, ed è un castigo naturale o divino che serpeggia per le 94 pagine confondendo le idee del lettore (è peggio il delitto o è peggio il castigo?), una tragedia di proporzioni epiche in cui ogni vita spezzata ha un ruolo e il dramma di ognuna di esse turba a non finire. Quindi ottima sceneggiatura, in tal senso. Dylan un pò piagnucoloso ma ci sta tutto. Soprattutto mirabile da parte dell’autrice la caratterizzazione delle varie vittime, con quella “delicatezza” di cui parlavo prima senza aggiunte retoriche e motivazioni posticce di critica sociale, si tratta di personaggi divorati dalla paura o facce diverse della paura stessa. Il finale è secco, asciutto, come tutta la storia. L’immagine della Londra nebbiosa e soprattutto del parco è memorabile, il cancello degli orrori diventerà un luogo cult da inserire nella galleria dei luoghi più rappresentativi della serie. Voto complessivo 8

Novembre: Fedylaniata - Gigante 19
Spoiler!
Su Belve di città (Mignacco/Piccatto) c’è ben poco da dire. L’evoluzione non disprezzabile del personaggio di Seline è incorniciata in una storia indigesta, in certi punti sbrodolata e molto poco impressive – direbbero oltre Manica –, altrove inverosimile (fino all’illogicità) e sgangherata. Inutile sovrapporsi oltre a quanto avete già fatto emergere. Piccatto continua sulla scia minimalista, sia pure con frettolosità leggermente inferiore alle ultime uscite, ma francamente mi risulta difficile rubricare questa sua prova come “sintesi stilizzante” (vedi alla voce Dall’Agnol).

Anche a me sembra che Autoscatto (Marzano/Dall’Agnol) possa trovare in qualche modo un “ipotesto” nella celebre serie The Twilight Zone*, che ai dylaniati dovrebbe dire qualcosa, al di là della trilogia sclavian-masieriana: basti pensare, ad esempio, alle prime tavole di Cronache di straordinaria follia… Resta che la narrazione non sfrutta appieno gli aspetti surreali e/o stranianti offerti dal contesto, mantenendo un profilo piuttosto freddino – e a questo concorrono anche i dialoghi**, impostati su un mero livello “informativo” quando non del tutto ingessati. Né uno switching ending, il rovesciamento finale di prospettiva caratteristico degli episodi della succitata serie, corona l’insieme con un colpo di coda. Direi che la brevità ha impedito che divenisse irrimediabilmente noiosa. Dall’Agnol, dal canto suo, offre la consueta prestazione mostruosa, con qualche oscillazione nella leggibilità e alcune (poche) prospettive non pienamente convincenti, annacquate però in tavole globalmente magistrali per espressività e recitazione dei personaggi, capacità di rappresentare sinteticamente, scelta delle inquadrature, atmosfera.

* E chi mi nomina una famigerata serie di romanzi… peste lo colga!
** Unitamente all’insopportabile tormentone del Dylan delinquente.

Il penitente (Ruju/Freghieri) agguanta agevolmente la palma di storia migliore dell’albo, benché i suoi meriti siano parzialmente amplificati dal sapore sciapo delle altre portate. La sceneggiatura è condotta con mano ferma e precisa, lineare ma piacevolmente inattesa in alcuni snodi. Interessante soprattutto lo scioglimento finale, dall’idea dello spettro famiglio al rinvenimento di Mattie, sempre più vittima di un’autodistruttiva visione morbosa dell’amore, al tentato omicidio – con pronto ravvedimento («Questa non serve più! Anzi, non serve mai.») – da parte di Dylan. Se non ci si sofferma troppo sull’implausibile scelta di abbandonare la ragazza al suo amante/carceriere, le ultime tavole lasciano con il dubbio di che cosa sarebbe potuto accadere se l’Old Boy non avesse assistito al concreto materializzarsi di una punizione ben più dura per Braddock. L’altra faccia della medaglia è rappresentata da una generale atmosfera non molto inquietante e piuttosto “anestetizzata”, con pochi sussulti, ma la narrazione riesce a essere comunque soddisfacente e scorrevole. Concentrato e funzionale Freghieri: che le tavole non patiscano come in altre occasioni il formato del Gigante mi sembra indicativo.

Ps. A p. 136 stesso richiamo ad Arancia meccanica che in Mater morbi.

La confessione (Gualdoni/Vetro) è discreta, non molto di più. Le tavole scorrono fluide ma anche sin troppo anonime e placide, col ribaltone finale che – mentre ingarbuglia il quadro – introduce alcuni elementi di ambiguità (avete richiamato la caratterizzazione di Danielle e dell’avvocato, ma una certa carica emotiva e, appunto, ambigua riveste anche quel disperato «Danielle… Amore… Amore mio!»). Forse, però, sarebbe il caso di battere nuove vie* all’infuori di quella del Dylan «alternativo», sempre più cristallizata come locus communis (lo evidenziava da qualche parte Cyber Dylan), anche perché le potenzialità non difettano allo sceneggiatore. A differenza di alcuni, l’esordio di Vetro non mi è spiaciuto. È naturale che non potesse esibire una cifra stilistica già molto caratterizzata e personale al suo esordio, ma i disegni mi sono parsi dettagliati, efficaci e gradevoli quanto basta.

* Speriamo che il premier non legga, sennò anche lui vorrà conoscere queste nuove strade.

Dicembre: Bo.82 - Riepilogo del 2010
Spoiler!
Con l’uscita dell’ultimo numero attualmente in edicola, si chiude ufficialmente l’annata dylaniata 2010. Quindi, si possono già fare dei bilanci e considerazioni vari.
Innanzitutto, è d’obbligo il paragone con l’anno immediatamente precedente: il 2009 ebbe una prima parte particolarmente fiacca (a parte Il modulo A38), ma seppe decollare col passare del tempo, regalandoci 5 mesi finali molto positivi, quasi da applausi, ma la nota più importante fu l’exploit di due testate fuori serie, apprezzate ed osannate praticamente da tutti, ovvero il Maxi (che per questo fu la vera sorpresa dell’anno) e il Gigante (proclamato giustamente pubblicazione dell’anno anche dal Galeone d’Oro passato); quest’anno invece, niente di tutto questo! Maxi e Gigante tornati ai propri livelli originari (sopratutto il Maxi, che ci ha riportato alla mediocrità cui questa fuoriserie ci aveva tristemente abituati) e annata sulla serie inedita che è andata via via spegnendosi (gli ultimi 4 numeri non sono stati un granchè, diciamoci la verità!), ma che ci ha comunque regalato qualche storia buona, tra cui spiccano tre perle di assoluta bellezza: Il persecutore (la miglior prova di Di Gregorio, che eleggo come “rivelazione a sorpresa dell’anno”), I nuovi barbari (grazie anche ad un Brindisi in stato di grazia) ed ovviamente Mater Morbi, il capolavoro dell’anno, che può già essere considerata una pietra miliare di Dylan Dog anche a così pochi mesi dalla sua uscita.
Per il resto, ho trovato molto buona Nel segno del dolore, buona Il ladro di cervelli, un po’ meno buone ma comunque sulla sufficienza o più Il cammino della vita, la doppia La via degli enigmi/L’erede oscuro e l’ultima Senza trucco né inganno, mentre non mi sono piaciute tanto Lavori forzati, Programma di rieducazione e soprattutto Relazioni pericolose, il flop della serie di quest’anno.
L’Almanacco non è stato un granché, o meglio non faceva proprio schifo ma non ha lasciato grandi tracce nei miei ricordi (e questa non è buona cosa!), mentre lo Speciale, per la terza volta un seguito di storie del passato (quest’anno è toccata all’intoccabile Il volo dello struzzo), seppure più vivace e particolare dei vari sequel di Ruju degli anni scorsi, non ha mantenuto le aspettative che uno Speciale scritto da Paola Barbato può infondere in un lettore di Dylan.
La novità più eclatante era sicuramente lo sdoppiamento della serie “cult” degli ultimi anni, il Color Fest: il livello, come sempre d’altronde, è rimasto abbastanza alto in entrambi i numeri, ma sia nello “Humor fest” che nel “Fest classico” è venuta a mancare la scintilla del colpo di genio, tipo le precedenti Fuori tempo massimo, Il pianeta dei morti e La fiaba nera. Peccato, due occasioni mancate… speriamo nelle prossime due del 2011!
Tutto sommato, io vedo comunque quello appena concluso un anno positivo per il nostro Dylan, lontano dalla mediocrità imperante di certi anni passati.
Ps: una nota a parte la merita Angelo Stano….quest’anno ci ha veramente strabiliato!!! E la ciliegina sulla sua personale torta ce la regalerà col numero di dicembre, che preannuncia, graficamente parlando, di passare alla storia!



Detto questo, buona fine 2010 e buon inizio 2011 dylaniato a tutti!

PS: già che ci sono voglio anche inserire la mia personale classifica degli albi della serie regolare targati 2010!

1° —> Mater Morbi (Recchioni/Carnevale)
2° —> I nuovi barbari (Recchioni/Brindisi)
3° —> Il perscutore (Di Gregorio/Casertano)
4° —> Nel segno del dolore (Enna/Mari)
5° —> Il ladro di cervelli (Marzano/Cossu)
6° —> Il cammino della vita (Bilotta/Freghieri)
7° —> La via degli enigmi (De Nardo/Bigliardo)
8° —> L’erede oscuro (De Nardo/Bigliardo)
9° —> Senza trucco né inganno (Di Gregorio/Celoni)
10° –> Lavori forzati (Di Gregorio/Di Vincenzo)
11° –> Programma di rieducazione (De Nardo/Dall’Agnol)
12° –> Relazioni pericolose (Ruju/Roi)

Sul versante dei disegni, mi limito ad osannare le splendide prove offerte da Massimo Carnevale e Bruno Brindisi sui due albi di Recchioni; sinceramente è molto difficile scegliere un “vincitore” fra i due, tanto alto è il livello! Da applausi!
Menzione particolare per gli splendidi lavori visti su entrambi i Color Fest.

In chiave Galeone d’Oro posso già dire le mie preferenze:
- Miglior Pubblicazione: Mater Morbi (Recchioni/Carnevale)
– Miglior Soggetto: Il persecutore (Di Gregorio)
– Migliore Sceneggiatura: Mater Morbi (Recchioni)
– Migliori Disegni: Mater Morbi (Carnevale) ex-equo I nuovi barbari (Brindisi)
– Migliore Copertina: Il persecutore (Stano) ex-equo Color Fest 4 Humor (Silver)
– Miglior Antagonista: Mater Morbi (da Mater Morbi)
– Miglior Comprimario maschile: Bill Porter (da La via degli enigmi/L’erede oscuro)
– Miglior Comprimario femminile: Pandora (da Nel segno del dolore) ex-equo con Calista (da I nuovi barbari) [escludendo Mater Morbi, che ho incluso nella categoria "antagonisti"]




p.s: @ bo52
non c'è una regola che proibisce l'autovoto, ci si affida alla vostra onestà nell' autogiudicarvi

_________________
Carnage - Teatro online
https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=x4qv5rBEs9E


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